Nelle 87 ore che mi sono servite per battere Elden Ring, sono stato sottoposto a un autentico tour de force emotivo: rabbia quando venivo battuto dalle sue sfide più dure, esaltazione quando finalmente le superavo e una buona dose di dolore per le montagne di esperienza perse lungo la strada contro alcuni dei più duri scontri con i boss che FromSoftware abbia mai concepito. Ma più di ogni altra cosa ero in uno stato di stupore quasi costante – per i tanti panorami assolutamente mozzafiato, la pura vastità di un mondo assolutamente enorme, i nemici spesso terrificanti e il modo in cui Elden Ring ricompensava quasi sempre la mia curiosità con un incontro interessante, una ricompensa preziosa o qualcosa di ancora più grande. FromSoftware prende la palla che The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha fatto rotolare e ci corre, creando un affascinante e denso open world incentrato sulla libertà e l'esplorazione più di ogni altra cosa, riuscendo al tempo stesso in qualche modo a intessere senza soluzione di continuità un vero e proprio gioco Dark Souls al suo interno. Non dovrebbe sorprendere nessuno che Elden Ring sia diventato una delle esperienze di gioco più indimenticabili che abbia mai vissuto.
Come si fa a dare un seguito a uno dei più grandi videogiochi di tutti i tempi? Sony Santa Monica si trova in una situazione non dissimile da quando Francis Ford Coppola creò il seguito del suo capolavoro sulla mafia, Il Padrino. Come la seconda parte della saga dei Corleone, God of War Ragnarok mette sotto la lente d'ingrandimento un giovane e feroce membro della famiglia. Così facendo riesce a raggiungere le vette del suo predecessore e, per certi versi, persino a sovrastarlo. La scrittura, le interpretazioni e la musica sono tutte eccezionali e danno vita a questo vasto arazzo norreno – ma mentre ti tiene il cuore in una mano con la sua storia raccontata con eleganza, nell'altra stritola ossa con un combattimento fantasticamente feroce. Tutto si fonde per forgiare un monumentale epos d'azione che aggiunge un altro impressionante punto di riferimento al panorama dei videogiochi.
Alla luce degli ottimi remake di Resident Evil 2 e 3 usciti nel 2019 e nel 2020, sembrava una scommessa sicura che Capcom avrebbe fatto un lavoro altrettanto ammirevole nel ricostruire Resident Evil 4. Eppure, quando ho premuto start su questo remake del 2023 del leggendario gioco d'azione e horror del 2005, non ero preparato alla forza con cui mi avrebbe fatto cedere le ginocchia e scagliato a testa in giù in 16 ore di tensione ed esaltazione ininterrotte. Questa campagna completamente rinnovata supera drasticamente l'originale in quasi ogni modo immaginabile. L'ambientazione nella campagna spagnola è molto più sinistra, il ritmo è stato stretto al punto che non si spreca quasi un solo minuto, e i controlli sono stati modernizzati per permettere alle sue caratteristiche meccaniche di sparo dinamico di brillare davvero. Ho aspettato 18 anni un gioco che mi emozionasse come Resident Evil 4; a quanto pare, per tutto questo tempo stavo solo aspettando un altro Resident Evil 4.